Super Trench Attack! è un piccolo gioco indie balzato agli onori delle cronache nel 2013. Sviluppato nel corso di cinque anni da Paul Stephen-Davis (conosciuto per aver lavorato a giochi del calibro di GTA 4 e Manhunt), questo shooter con visuale isometrica dall’alto immerge il giocatore in un setting alquanto inusuale: una Prima guerra mondiale “alternativa” e distopica.

Another war – la storia

STA! inizia in maniera fulminante: il temibile Esercito Nero colpisce i territori controllati dall’Esercito Verde attraverso una serie di vigorosi e violenti attacchi via terra e via mare. Allo stremo delle forze, l’Esercito Verde è costretto a mettere in atto una campagna di reclutamento massivo che coinvolge l’intera popolazione. Nei panni di una giovane recluta inesperta, saremo chiamati a risolvere una serie di missioni via via sempre più complesse, con un unico scopo: liberare la madrepatria dal gioco del “vile oppressor”!

A una prima lettura, la trama di STA! potrebbe apparire abbastanza seriosa ma, fin dalle prime battute di gioco, si può notare che il tono generale dell’intera vicenda è volutamente parodistico e votato alla satira. I tanti dialoghi che farciscono l’avventura, ad esempio, sono ricchi di doppi sensi, battute e citazioni più o meno esplicite ai grandi classici del cinema e della letteratura bellica.

Lo stesso discorso può anche essere applicato ai tanti personaggi che incontreremo nella vicenda: il nostro protagonista non è un soldato senza macchia e senza paura ma, al contrario, è pigro, codardo, amante della bella vita (e delle donne in abiti succinti). I suoi antagonisti non sono da meno: nel corso della trama si incontreranno una spia francese (con tanto di basco e maglietta a strisce) incapace di travestirsi in modo coerente, uno scienziato pazzo uscito dritto dritto da un film di serie Z e… un cane dallo sguardo allampanato (che però ci darà una grande mano nel corso della seconda parte dell’avventura).

Master of disguise… Ceeeerto…

Un gioco “poco serio”? – la grafica

La costante ricerca dell’effetto parodistico e “fuori di testa” ha un forte impatto anche sulla componente grafica del gioco. Scordiamoci il fotorealismo, gli effetti speciali di ultima generazione e i movimenti facciali in sincrono con il labiale: STA! non punta a tutto ciò e, al contrario, preferisce l’esagerazione e “l’effetto cartoon” all’esasperato realismo che caratterizza alcune produzioni.

La grafica ricorda una versione fortemente più spartana di quella che, ad esempio, caratterizza la serie Metal Slug, mescolata con alcune suggestioni provenienti da avvenute grafiche vecchio stampo. L’effetto finale, a mio parere, è piuttosto godibile anche se forse potrebbe far storcere il naso ad alcuni.

Solo contro tutti…

Anche le animazioni in game seguono la tendenza già ben percepibile in ambito grafico. Tutti i colpi inferti o subiti genereranno, ad esempio, un effetto “demenziale” sul protagonista o sui nemici: teste che esplodono come palloncini, braghe calate dopo aver subito un colpo di pugnale o riduzione immediata in cenere nel caso si entrasse in contatto con lanciafiamme o sorgenti di fuoco.

A ciò si aggiungono alcuni piccoli “tocchi di classe” sparsi per i livelli: a volte, ci capiterà di scorgere soldati dell’Esercito Verde nascosti nei luoghi più impensati o travestiti con costumi al limite del ridicolo. Non scordiamoci, poi, la palese ammirazione dei programmatori per una particolare specie animale: le scimmie. Queste ultime, soprattutto nei primi livelli, si riveleranno dei nemici piuttosto ostici da abbattere: prestate attenzione, gente!

Combinare più elementi – il gameplay

Dopo il preambolo sugli aspetti più “esteriori” del gioco, passiamo ora alla domanda più importante: STA! è divertente? Senza giri di parole, posso dire che la risposta è affermativa. Il gioco fonde insieme elementi diversi, creando un mix ricco e variegato. Il gioco è, nella sua essenza più profonda, uno shooter con visuale isometrica ma, in alcuni particolari frangenti, non disdegnerà di addentrarsi in meccaniche vicine ai classici RPG o agli shooter gallery.

Proviamo a spiegarci meglio. Nel corso dell’avventura – suddivisa in atti – il protagonista sarà chiamato ad affrontare tre tipologie di missioni. Nella prima, il nostro eroe dovrà abbattere bersagli particolari o personaggi chiave come generali, comandanti di sottomarini e così via… Armata di pistola, mitraglietta e bombe a mano, la recluta dovrà addentrarsi in mappe molto ampie, suddivise a loro volta in settori liberamente esplorabili. Al fine di rendere le peregrinazioni del nostro eroe meno fastidiose, i programmatori hanno inserito una serie di “tunnel segreti” che, una svolta scoperti e aperti a suon di bombe a mano, abiliteranno un’utilissima funzione di fast travel attraverso l’ampia mappa.

Prima tipologia di missione. Lo shooter isometrico, quello classico.

A questa prima tipologia di missione se ne affianca un’altra, nella quale il nostro eroe sarà costretto a una prova di abilità contro uno o più nemici. Qui entra in gioco la componente shooting gallery di cui abbiamo accennato poc’anzi. Come in classici del calibro di Dynamate Duke, Wild Guns o Operation Wolf, il nostro protagonista si troverà a dover sparare a dei bersagli che, via via, compariranno sullo schermo.

In questo frangente ciò che conta sono i riflessi pronti: a mano a mano che procederemo nell’avventura, infatti, queste sezioni diventeranno sempre più frenetiche (e i colpi dei nemici diventeranno esponenzialmente più nocivi).

Pur non essendo un grande fan degli shooting gallery posso dire che, in questo caso, l’inserimento di questa tipologia di stage nel gioco risulta alquanto convincente. Queste missioni, infatti, riescono sempre a stupire il giocatore (anche quello più “navigato”) e, quasi per “magia”, sono sempre inserite al momento giusto dell’avventura…

La seconda tipologia di missione. It’s Shooting Gallery time!

Infine l’ultima tipologia di missione è il classico combattimento con il boss di fine area. In questo caso STA! non apporta alcun tipo di novità e, al contrario, preferisce restare sul classico. I boss di fine livello dovranno essere abbattuti letteralmente pezzo a pezzo, sfruttando le loro vulnerabilità. Anche questo tipo di missione, così come le altre, appare il più delle volte ben riuscito.

Prepariamoci ad affrontare il boss (che pare uscito da uno dei racconti/film dedicati a 007)

Le dolenti note? – il gameplay, parte seconda

Nel corso del paragrafo precedente abbiamo accennato al fatto che il gioco non disprezza di adottare alcune meccaniche tipiche dei RPG. Forse questa è l’unica vera nota dolente (ma non troppo) di questo prodotto. Nel corso dell’avventura, ogni soldato nemico morto “dropperà” un loot più o meno prezioso: denaro, munizioni (occhio, ché sono scarse…) oppure capi di vestiario/oggetti che serviranno a potenziare il nostro protagonista.

Attenzione! Non aspettative armi fantasmagoriche o capi di abbigliamento in grado di rovesciare le sorti dello scontro. Qui i programmatori sono stati veramente sul basico: stivali che potenziano la velocità, elmetti o giacche che permettono maggiore protezione e infine medaglie che regalano un boost alla salute. A tutto ciò si aggiunge anche un altro fatto: ad ogni missione superata, si riceverà una serie di punti esperienza che, oltre a farci salire di livello, potranno essere spesi per migliorare le nostre skills (in totale, sono quattro).

Anche in quest’ultimo caso, il tutto è gestito all’acqua di rose: parrebbe quasi che i programmatori abbiano voluto aggiungere questi elementi tanto per omaggiare un genere videoludico che non passa (e non passerà mai) di moda… La maggior parte degli scontri, infatti, potrà essere vinta anche con l’armamento di partenza, usando l’astuzia e un po’ di conoscenza dell’ambiente (che viene con l’esperienza).

Infine, ultima considerazione prima della conclusione, la curva di difficoltà dell’avventura appare ben calibrata. Sono pochi i frangenti in cui si percepisce un palese senso di frustrazione. Il più delle volte quest’ultimo sarà infatti generato dalle nostre “carenza” (aka mira e riflessi scarsi) e non tanto dalla difficoltà del gioco in sé.

Scimmie, dannatissime scimmie vestite da marinaretto…

In conclusione

Super Trench Attack! è un gioco che mi ha sorpreso parecchio. Sepolto “da tempi immemorabili” nel mio backlog di Steam, ha saputo nel giro di poche ore catturarmi e prendermi come pochi altri giochi hanno saputo fare. Avventura “basica” ma allo stesso tempo profonda, il gioco è consigliato a chi cerca qualcosa di leggero e spensierato, senza però disconnettere totalmente il cervello.

  • 70%
    Scimmia - 70%
  • 75%
    Grafica - 75%
  • 75%
    Gameplay - 75%
73%

Riassunto

Super Trench Attack! è uno shooter frenetico, ironico e ricco di tante (piccole e grandi) strizzate d’occhio ai giochi old school.
Tra i punti positivi si possono annoverare la grafica semplice ma accattivante e un gameplay robusto che mischia senza paura “l’ignoranza” tipica di certi shooter a elementi RPG forse non troppo profondi ma comunque soddisfacenti.
Consigliato a chi cerca un’avventura leggera ma allo stesso tempo appagante.

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