E’ veramente possibile mescolare un horror di spessore con una commedia brillante? Fino ad alcune decadi fa la risposta a questa domanda sarebbe stata un secco e sonoro “no”. Di acqua sotto i proverbiali ponti, però, ne è passata e oggi, nell’anno di grazia 2018, possiamo citare una lunga serie di pellicole in grado di fondere insieme due generi così diversi e distanti tra loro. Il film di cui parleremo oggi, Tragedy Girls, entra di diritto in questa sottocategoria: vediamo come si comporta…

#MurderIsFun

Le vicende della pellicola ruotano attorno a due amiche – Sadie e McKayla – titolari di blog / webshow dedicato agli omicidi irrisolti e ai serial killer. Totalmente ossessionate dal tema della morte, le giovani si dimostreranno pronte a tutto pur di riuscire a diventare star della Rete… In un turbinio di sangue, gag surreali e battute al fulmicotone le due protagoniste capiranno ben presto che la vita da serial killer è più difficile (e meno divertente…) di quanto uno possa anche solo minimamente immaginare…

Fin dalla prima scena Tragedy Girls chiede a gran voce di non essere preso troppo sul serio. Grazie a una sceneggiatura semplice ma allo stesso tempo molto convincente, il regista/sceneggiatore Tyler MacIntyre si diverte a mettere alla berlina – in alcuni casi in modo quasi inconscio – non solo i tanti (troppi?) luoghi comuni tipici del cinema horror moderno ma anche la cultura dei Millenials, fatta di vacuità, piccole (e grandi) manie di grandezza e un innato – quanto insostenibile – bisogno di essere sempre e costantemente al centro dell’attenzione per “essere veramente qualcuno”.

Si badi bene: MacIntyre non vuole fare la morale a nessuno e non usa mai, nel corso della pellicola, toni paternalistici o saccenti. Al contrario, il regista/sceneggiatore preferisce mostrare in modo neutro e mai forzato i devastanti effetti di una cultura in cui tutti vogliono diventare famosi a ogni costo (e possibilmente senza fare troppi sforzi…), una cultura che cannibalizza le proprie vittime che, fragili e incapaci di reagire, preferiscono farsi stritolare piuttosto che cercare un qualche tipo di antidoto o rimedio.

Un appunto va mosso al finale della vicenda che appare piuttosto fiacco e “tirato via”. Il regista/sceneggiatore ha optato per la conclusione più semplice (e ovvia) possibile e questo purtroppo inficia l’ottimo lavoro compiuto fino a quel momento.

Lifestyle of a serial killer

Tragedy Girls non è solo sostenuto da un’ottima sceneggiatura ma può anche vantare un’interpretazione maiuscola da parte dell’intero cast. Menzione d’onore va alle due protagoniste Alexandra Shipp e Brianna Hildebrand che riescono perfettamente a calarsi nei panni di due ragazze acide, ossessive e prive di qualsivoglia freno inibitorio. Anche se non riusciremo mai a immedesimarci totalmente in questi due personaggi, la prova attoriale fornita dalle due giovani ragazze risulta essere piuttosto naturale e mai forzata.

Dal punto di vista visivo, Sadie e McKayla si muovono in un mondo di eccessi in cui dominano i colori caldi e fluo. La messa in scena è sontuosa, ridondante e ricca di piccoli e grandi tocchi di classe che non fanno altro che rendere ancora più straniante l’intera pellicola. Se il setting è caratterizzato dall’eccesso sempre e comunque, la regia preferisce adottare soluzioni tradizionali. Questa scelta appare convincente e, in un certo senso, serve per alleggerire l’atmosfera. Il regista/sceneggiatore conosce perfettamente i suoi limiti e proprio per questo sceglie di rendere la sua opera “leggibile” anche ai non avvezzi al genere comedy horror.

Sangue e grandi classici

Per quanto riguarda gli effetti speciali, Tragedy Girls è decisamente un film old school, nel quale ogni schizzo di sangue, decapitazione o squartamento viene realizzato mediante l’uso di effetti di tipo pratico. Gli omicidi che si susseguono nel corso della pellicola sono tutti caratterizzati da un elemento in comune, ovvero il fatto di essere realistici ma anche in un certo senso ridicoli e caricaturali. Questa scelta, fortemente voluta da MacIntyre, è utilizzata per mostrare la desensibilizzazione alla violenza delle giovani generazioni che, costantemente protette da uno schermo (sia esso quello televisivo o quello di uno smartphone di ultima generazione), non riescono più a comprendere il vero valore della vita.

Anche in questo caso occorre fare una precisazione: Tragedy Girls non è un film per tutti i palati e pur non avendo alcuna scena troppo “spinta” è comunque consigliato agli “stomaci più forti”, ovvero quelle persone che non si lasciano troppo spaventare dalla visione di sangue, budella e affini.

Un discorso a parte va fatto per la colonna sonora che ripesca alcuni classici rock del passato, mescolati ad alcuni pezzi di stampo marcatamente elettronico. L’effetto è straniante ma al contempo alquanto “sfizioso”: il gusto per la citazione non scade mai nel banale ma, al contrario, la scelta dei vari pezzi non fa altro che rendere ancora convincenti alcune delle scene più cruente dell’intera pellicola.

In conclusione

Tragedy Girls è un film che, nonostante tutto, risulta essere convincente. Molto probabilmente non diventerà né una pellicola di culto, né un campione di incassi ma grazie alla sua miscela di satira, umorismo e gore riesce a regalare sani momenti di svago e di (macabro) divertimento.

In conclusione
  • Scimmia
  • Storia
  • Effetti
  • Presa
3.1

Riassunto

Tragedy Girls è un film interessante che scorre piacevolmente senza troppi intoppi. Pur non essendo un capolavoro, la pellicola è consigliata a chi cerca qualcosa di fresco, leggero ma al contempo ben recitato e ben scritto (a parte il finale…). Dateci un’occhiata: non ve ne pentirete!

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