Classe 1983, Julia Ducournau è una giovane regista e sceneggiatrice francese che si è fatta conoscere al grande pubblico nel 2016 con la sua opera prima, un horror intitolato Raw. Il film, presentato al Festival di Cannes, ha avuto recensioni fortemente positive e si appresta, nei prossimi mesi, a essere distribuito nei cinema di tutta Europa.

Prodotto con un budget di modeste dimensioni (“appena” 3.5 milioni di Euro), il film franco-belga è stato paragonato a grandi classici dell’horror come Suspiria di Dario Argento o a pellicole meno conosciute ma certamente di grande impatto come Ginger Snaps (uscito in Italia con il terribile titolo di Licantropia Evolution). Con un tale biglietto da visita, potevamo forse lasciarci sfuggire l’occasione di darci un’occhiata, in esclusiva?

Inner desires

Il film racconta la vicenda di Justine, una giovane figlia di due veterinari di successo. Decisa a seguire il mestiere di famiglia, la ragazza si iscrive in una delle più prestigiose facoltà di veterinaria in Francia, frequentata già da alcuni anni da sua sorella Alexa.

La vita nel campus universitario si rivela, fin da subito, molto dura: in quanto matricola, Justine è vittima di scherzi più o meno feroci e, un giorno, viene costretta a ingoiare un piccolo fegatino di pollo. Vegetariana da sempre, la giovane in un primo momento rifiuta ma, costretta dalle circostanze, dovrà infine cedere.

Da quel momento in avanti, la vita di Justine inizierà a cambiare: la ragazza, infatti, svilupperà a poco a poco un insano (quanto insaziabile) appetito per la carne e, più in particolare, per quella… umana. Justine sarà in grado di contenere le sue pulsioni o queste, alla fine, avranno la meglio?

Fame di metafore

Fin dalle prime battute Raw appare come un film lento e sfuggente. Queste caratteristiche – che potrebbero far storcere il naso a molti – sono in realtà uno degli elementi meglio riusciti dell’intera pellicola. La vicenda di Justine e della sua lenta (ma inesorabile) trasformazione è scandita da momenti di calma piatta, inframezzati da scene dal forte impatto visivo ed emotivo.

Parliamoci chiaro: Raw è un film non adatto ai deboli di stomaco. Le piccole (e grandi) scene horror che inframezzano la pellicola sono alquanto disturbanti e non lasciano spazio all’immaginazione: arti mozzati, carni lacerate e sangue sono all’ordine del giorno, in una spirale che via via lascerà nello spettatore un senso sempre maggiore di disagio e (in parte) di disgusto.

L’insistito uso di scene gore e di dettagli macabri, però, non è mai fine a se stesso. Al contrario, la regista-sceneggiatrice si dimostra essere un’abile artigiana in grado di caricare queste scene di profondi risvolti metaforici e simbolici. Ogni inquadratura può essere letta dallo spettatore in diversi modi e anche gli elementi, all’apparenza, più casuali sono in realtà studiati a tavolino e pianificati fin nei minimi dettagli.

Questo profondissimo apparato simbolico-metaforico è supportato dall’ottima prova fornita dal cast. Un plauso va a Garance Marillier, la protagonista, che riesce alla perfezione a calarsi nei panni di una giovane donna che lentamente scopre se stessa e il proprio “posto nel mondo”.
A questo elemento se ne aggiunge un altro, non di poco conto. Raw è infatti una pellicola molto curata dal punto di vista visivo e caratterizzata da una fotografia di alto livello. Anche se non vengono adottate soluzioni troppo innovative o rivoluzionarie, le inquadrature risultano essere sempre accattivanti e di facile lettura.

Spingersi troppo oltre?

Se è vero che Raw è un film ben congegnato, la pellicola non è esente da alcuni piccoli difetti. Quello più evidente è la malcelata tendenza, da parte della sceneggiatrice-regista, di mettere (mi si perdoni il gioco di parole) troppa carne al fuoco.

Se la vicenda principale si snoda in modo logico e senza intoppi, alcune sottotrame purtroppo non vengono risolte in modo coerente e la costante ricerca della metafora rischia a volte di girare a vuoto. Ad esempio, la parte centrale della pellicola è caratterizzata da molte scene che, sueppur formalmente impeccabili, risultano vuote e, in un certo senso, “fuori posto”. Un sano lavoro di limatura della sceneggiatura avrebbe forse giovato al risultato complessivo.

In conclusione

Raw risulta essere una film disturbante ma allo stesso tempo godibile. Pur non esente da difetti, la pellicola è consigliata ai fans dell’horror gore ma anche a tutti coloro che vogliono cimentarsi con un’opera prima di carattere e spessore.

In conclusione
  • Scimmia
  • Storia
  • Effetti
  • Presa
3.5

Riassunto

A dispetto di alcuni piccoli difetti, Raw si dimostra essere un film solido e profondamente disturbante. Sorretto da un ottimo cast e da una fotografia molto intrigante, quest’opera prima è destinata a rimanere scolpita nella memoria di molti appassionati del genere horror.

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