Il primo ottobre del 1992 veniva lanciato negli Stati Uniti un canale chiamato Cartoon Network. Nata con lo scopo di diffondere – e in alcuni casi rilanciare – alcuni dei cartoon più noti della Warner Brothers, nel corso degli anni la piattaforma ha iniziato ad assumere una fisionomia del tutto inedita.

Grazie alla lungimiranza di alcuni degli executives a capo del canale, tra la fine degli anni Novanta e l’inizio degli anni Duemila Cartoon Network mise in onda alcune serie innovative, capaci ben presto di trasformarsi in piccoli programmi di culto.

Tra queste ne possiamo citare una, ovvero Samurai Jack.

Dal Giappone feudale al futuro

Andata in onda per la prima volta nel 2001, Samurai Jack è una serie composta da 54 episodi e ideata da Genndy Tartakovsky. Di origine russa, Tartakovsky nel corso degli anni ha ideato altre serie come Dexter’s Laboratory (conosciuto in Italia come Il laboratorio di Dexter) ma soprattutto Star Wars: The Clone Wars, forse il suo più grande successo.

Ma di che cosa parla, esattamente, Samurai Jack? In un passato ormai lontano e quasi dimenticato, il demone Aku cerca di conquistare il mondo. Sulla sua strada si frappone però il nostro omonimo eroe che, armato di una spada magica, è in grado di tenere testa al temibile avversario.

Nel corso dello scontro finale tra i due, Jack è quasi sicuro di poter avere la meglio ma, a causa della troppa foga, perde per un attimo la concentrazione e il demone, usando un vile stratagemma, teletrasporta il protagonista in un futuro distopico in cui il male ha avuto la meglio.

Deciso a ritornare nel passato per distruggere definitivamente il demone, il nostro samurai episodio dopo episodio dovrà però fare i conti con nemici ostici, dilemmi morali e avventure al cardiopalma.

Quattro stagioni per quattro stati d’animo

Tra le puntate più rappresentative di tutta la serie, nonché una delle più amate dai fans, si può segnalare The Four Seasons of Death. In questo episodio, diviso in quattro parti, il nostro samurai dovrà vedersela con una serie di sfide sempre più difficili e complicate.

Ogni segmento, ispirato a ognuna delle quattro stagioni, si pone inoltre il compito di indagare alcune delle sfaccettature che compongono il complesso carattere del nostro protagonista.

Estate e autunno

Nel primo, dedicato all’estate, il nostro samurai si ritrova ad attraversare da solo un deserto. Sotto un sole sempre più infuocato, il nostro eroe viene improvvisamente attaccato da strane creature, all’apparenza invincibili.

In questo segmento, praticamente quasi del tutto senza sonoro, Jack è rappresentato come un personaggio che non molla mai, neppure quando tutto sembra essere decisamente contro di lui. Il twist finale, abbastanza classico, strappa però un sorriso e permette di passare con leggerezza al secondo segmento.

Lasciatosi alle spalle l’arroventato deserto, Jack si ritrova in un paesaggio pienamente autunnale, dove un subdolo nemico lo attende. In questo caso l’intero episodio è girato dalla prospettiva del cattivo, un bizzarro scienziato dalla pelle blu. Quest’ultimo, dopo aver raccolto gli ingredienti necessari e averli sapientemente mescolati crea una potente pozione capace di uccidere chiunque, se ingerita.

La parte più interessante di questo segmento è rappresenta dal voice acting di Dee Bradley Baker, un veterano dei cartoon, che con pochi sapienti tocchi (o forse sarebbe meglio dire versi) riesce a rendere ancora più subdolo e spietato il nostro scienziato.

Con uno stile estremamente stilizzato, ma al contempo semplice, la storia si conclude con un altra vittoria di Jack, qui rappresentato come lo scaltro guerriero in grado di sfuggire anche alle trappole più letali.

Inverno

Si passa così agli ultimi due episodi. Il primo, Inverno, ricalca in parte la struttura del precedente segmento, espandendola. Una tribù di guerrieri, simili a bestie artiche, decide di sfidare Jack a combattimento. Per farlo, lo sciamano forgia quella che potrebbe essere la spada più potente mai creata.

In questo segmento il punto più interessante è rappresentato dalla costruzione, in soli pochi minuti, di un universo estremamente credibile. Pur non avendo mai incontrato la tribù negli episodi precedenti, gli autori sono in grado in una manciata di minuti di mostrarci le loro abitudini, rituali e infine il loro senso dell’onore, profondamente legato al valore sul campo di battaglia.

E’ questo il lato del carattere di Jack che si vuole esplorare in questo episodio. Guerriero che vive con onore una vita difficile, si trova di fronte a una tribù che fa di questo valore la sua unica bandiera.

Anche qui, in modo molto stilizzato ma per nulla sbrigativo, Jack troverà un modo per, letteralmente, passare oltre al pericolo.

Primavera

Infine giungiamo all’ultimo segmento, forse quello più gustoso: Primavera. In esso Jack si trova improvvisamente intrappolato in una fitta foresta composta da tentacoli spinosi. All’improvviso un’entità di sesso femminile, quasi una fata, compare di fronte al protagonista, offrendogli una cosa semplice e molto allettante: la serenità.

Se i precedenti episodi giocavano su effetti visivi, qui sono quelli sonori che fanno la parte da leone e grazie a un doppiaggio di livello molto alto gli attori impegnati sulla scena ci ripagano con un’ottima prestazione.

Quest’ultimo segmento è in un certo senso la summa dei precedenti e ci mostra come il protagonista sia un’anima tormentata che, nonostante la possibilità di poter anche solo per un attimo riposare, preferisce tenere fisso in testa un unico pensiero: la sconfitta di Aku.

Anche in questo caso il finale è molto diretto e lascia poco spazio alle interpretazioni. L’ultima inquadratura, però, sembra quasi mettere in discussione tutto, ponendo lo spettatore di fronte a una semplice domanda: chi è il cattivo, in questo segmento finale?

In conclusione

The Four Seasons of Death è un piccolo gioiello e, nonostante siano ormai trascorsi diversi anni dalla sua uscita, continua a essere uno degli episodi più rappresentativi della serie.

Consigliato agli amanti di Samurai Jack, la puntata può anche essere adatta ai neofiti per riuscire a capire un po’ meglio questa serie, che vive nella costante tensione tra elementi fortemente stilizzati e momenti fortemente simbolici e ricchi di senso.

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