Gli anni Novanta sono generalmente considerati, in ottica comics, come uno dei punti più bassi nella storia di quel medium.

Dopo lo splendore della decade precedente, durante la quale autori come Neil Gaiman, Alan Moore e Frank Miller avevano dato nuova linfa a un genere all’apparenza morente, gli appassionati sarebbero stati costretti a sorbirsi una serie di produzioni più o meno brutte, sciatte o completamente fuori luogo.

A mio modo di vedere, però, non tutta la decade va cestinata o gettata nel dimenticatoio. Al contrario, è bene recuperare quelle opere che, ancora oggi, vanno la pena di leggere o rileggere.

Sandman di Neil Gaiman è ancora oggi una pietra miliare, nonostante gli anni trascorsi dalla sua prima apparizione

Un incontro tra icone

A volte il destino è proprio bizzarro: pensiamo, ad esempio, a John Byrne. Se negli Ottanta il nostro aveva inanellato una serie di perle incredibili – come la run con Chris Claremont su Uncanny X-Men o il rilancio di Superman nel 1986 – nel corso della decade successiva l’autore pareva un po’ a corto di idee.

Certo, il suo lavoro su Iron Man resta qualitativamente di altissimo livello ma… qualcosa continuava a mancare. Byrne aveva sempre nutrito una speranza, fin da giovane: potersi occupare in modo serio e continuativo di Batman, personaggio che lo aveva sempre affascinato.

Splendore, calore ed emozione: Byrne e Claremont al loro top

Costantemente impegnato su più fronti, il nostro non era mai riuscito a esaudire tale desiderio ma le cose sarebbero ben presto cambiate. Visto che a Byrne le cose piaceva sempre farle in grande, si lanciò in una missione all’apparenza folle e bellissima: far incontrare due delle più grandi icone della Marvel e della DC in un unico, glorioso albo.

Il pipistrello e il capitano…

Il risultato di questa idea è un albo intitolato semplicemente Batman\Captain America. Uscito nel gennaio 1996, l’opera è un fulgido esempio di quello che poteva (anche) essere il fumetto negli anni Novanta: uno svago ragionato, di peso.

Ambientata nel gennaio 1945, la vicenda vede impegnate le nostre due icone in una serie di peripezie volte a fermare i piani del duo Red Skull\Joker. La parola “peripezie” non è affatto scelta a caso. Fin dalle prime battute il lettore sarà infatti immerso in una Golden Age irreale, camp quanto basta ma dannatamente bella da vedere e da scoprire.

Byrne sa di avere sulle spalle un peso non indifferente ma porta a casa il risultato mescolando leggerezza, gravitas e momenti di puro e sano intrattenimento senza troppe pretese.

Sotto la maschera

Se è vero che le pagine inchiostrate scorrono via lievi e senza indugi, è altrettanto vero che la storia racconta da Byrne si presta a molteplici interpretazioni. Fin da subito i due protagonisti ci vengono presentati come le due facce della medesima medaglia. Entrambi hanno scelto di vestire un costume, entrambi lottano per la giustizia e forse, in fondo in fondo, non sono poi così dissimili.

Se Steve Rogers indossa la sua maschera per incarnare un’ideale più alto di lui (l’American Way of Life) e motivare le persone che gli stanno attorno, Bruce Wayne si veste da pipistrello per incanalare i suoi istinti più primordiali e per spaventare i suoi nemici. Terrore e motivazione, a volte, vanno a braccetto, come insieme combattono i nostri eroi nel corso dell’opera.

Oltre a questo punto, se ne può toccare un altro. Mi sto ovviamente riferendo al trattamento riservato ai due protagonisti. Di solito, nei crossovers, nessuno dei personaggi principali viene mostrato come si deve e il tutto si riduce a uno stantio “prima facciamo a botte e poi, da amici ritrovati, combattiamo la minaccia comune”.

In quest’opera, al contrario, Byrne riesce nel delicato compito di cogliere l’essenza di Batman e di Captain America che, come attori navigati, fanno sentire il lettore a loro agio, per se il setting è straniante o fuori dalla continuity.

Vintage: a noi piace così

Per quanto riguarda il comparto grafico, le tavole presentano diversi stilemi che ricalcano quasi fedelmente il fumetto statunitense degli anni Quaranta. Anche i colori, sgargianti e mai troppo impastati, regalano alla vicenda un tono vibrante, da serial epico d’antan.

Menzione d’onore va alle didascalie che accompagnano la storia che, nella loro ricercata ingenuità, permettono al lettore di vivere in toto le vicende e calarsi ancora meglio nella psicologia dei personaggi.

In conclusione

Batman\Captain America è un’opera bella, densa e ricca di spunti interessanti. Pur avendo quasi vent’anni sul groppone, appare ben invecchiata e non risulterà indigesta agli appassionati dei due eroi.

Il mio consiglio è provare a leggerla “di pancia” e non tanto “di testa”: appena si lasciano stare i mille cavilli del canon e della continuity… il divertimento inizia, sul serio.

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