La saga di Alien si arricchisce di un nuovo titolo nel 2017, anticipato da un articolo di Monkey’s Factor, il film ha saputo attirarci fin dai primi trailer. Curiosi di capire se l’alieno più famoso del mondo fosse riuscito a tornare ai fasti di un tempo, abbiamo visionato il film in momenti separati per conto nostro e ci accingiamo a discuterne sulle pagine del blog. Allacciarsi le cinture…

Nella nuova saga di Alien, aperta non benissimo da Prometeus nel 2012, vengono presentate situazioni ed eventi che precedono il viaggio di Ellen Ripley e della nave Nostromo. Nello scorso film abbiamo capito che c’è una civiltà di “Ingegneri”, casualmente pallidi e completamente calvi, che ha costruito una potente arma di distruzione di massa: lo xenomorfo. La missione della navicella Prometheus era la ricerca dei creatori della razza umana ma, come presumibile, finisce in disastro. Due gli unici sopravvissuti: Elizabeth Shaw e l’androide David.

this is.. the construct.. ops

In questo nuovo capitolo, andremo ad osservare le vicende di una nave di coloni umani, pronti a portare la specie terrestre su un nuovo pianeta, possibilmente per avere un nuovo inizio. Naturalmente un incidente di percorso porta a un cambio di direzione della spedizione che si fa ammaliare dalla possibilità di un arrivo anticipato, e fine dello stress di viaggio, su un pianeta non tracciato ma possibilmente abitabile. Da qui inizierà l’azione vera e propria: se non volete avere spoiler vi consigliamo di recarvi direttamente al voto finale, ma, dato che il film è uscito da parecchio tempo non ci freneremo come in altre occasioni.

Impianto scenico

Devo dire che sono rimasto colpito dalla realizzazione dell’astronave, capace di dare una sensazione di claustrofobia e ottimizzazione degli spazi che si era persa nello scorso film: la tensione viva viene veicolata dai corridori bui e vuoti, privi di vita e asettici. Lo stesso si può dire del pianeta “infetto”, dove la flora abbonda ma la fauna è carente. I dettagli non si sprecano e lo schermo è sempre pieno di suggerimenti, indizi e anticipazioni.

Lo xenomorfo è nudo e crudo in tutte le sue parti: nella sua incarnazione “tossina” si vede che non è così forte e perfetto come uno puro generato da un face hugger. Purtroppo spararlo troppe volte a schermo fa perdere la magia che era presente nel primo film, dove avere un pupazzo vero rendeva parecchio meglio della CGI, seppur abbastanza avanzata. Qui secondo me devono arrendersi: con i pupazzi reali rende meglio, ancora oggi. Però nelle scene veloci non è notabile una gran differenza.

…che ne sai tu di un campo di grano…

Concordo (Luca) con l’analisi di Deiv: il film è veramente bello da vedere e ogni scena appare curata fin nei minimi dettagli. Ho in particolare amato i momenti ambientati nell’astronave che, in un certo senso, non fanno rimpiangere quanto visto nel primo capitolo della saga originale. I costanti piccoli e grandi omaggi a quella quadrilogia si sprecano e faranno sicuramente la gioia di tutti i cacciatori di easter eggs in circolazione.

Storia

Se in Prometheus hanno svaccato un po’, qui si torna a sensazioni vere e quindi più umane, rendendo meglio l’idea dell’angoscia e pericoli della navigazione spaziale. Il gruppo di eroi si troverà ad affrontare i traumi che comportano una navigazione interstellare verso la salvezza della razza umana, l’ultimo baluardo di salvezza per la razza umana e lo stress che una missione del genere implica è vivo sulle facce dei protagonisti.

Purtroppo ci sono delle scelte che fanno calare la tensione in modo incredibile. Ci sono alcune perdite non necessarie e totalmente citofonate: oltre ad essere gratuite, nel senso che sono personaggi più che secondari che muoiono, che non fanno né caldo né freddo quando avvengono.

Ci sono però situazioni che hanno saputo stupire: la prima infezione è gestita magistralmente con le giuste reazioni, precauzioni mediche, angosce e tensioni che un’infezione aliena su un pianeta oscuro portano. E lì è bello e funziona perché è vero, perché è crudo.

A mio avviso (Luca) la storia raccontata da Covenant riesce a frullare in modo decisamente riuscito molte delle suggestioni tipiche presenti nei vari capitoli di Alien. Allo stesso tempo, però, qualcosa sembra andato irrimediabilmente perduto, soprattutto in fatto di lore. E’ vero che ora sappiamo (quasi) per filo e per segno l’origine e le varie incarnazioni dello xenomorfo… ma forse non sarebbe stato meglio lasciare qualche dettaglio nel mistero?

Mi sto ovviamente riferendo alla bizzarra evoluzione dell’alieno creato dagli Ingegneri. Ho dovuto – e lo dico senza alcuna ironia – consultare un piccolo diagramma per capire i vari stadi evolutivi, manco dovessi ricordarmi a memoria tutti i passaggi da Sayan a Super Mega Combo Deluxe (senza salsa) Sayan di 345 livello. Sono cresciuto con la quadrilogia originale e devo ammetterlo: less is more.

Concordo, infine, sulla questione dedicata alle “morti inutili”: sembra quasi che gli sceneggiatori siano stati obbligati a fornire, da contratto, l’obbligatoria percentuale di sangue da spalmare sullo schermo. Molte morti, pur scenografiche, lasciano alquanto con l’amaro in bocca non solo per l’intrinseca stupidità ma anche perché, in fin dei conti, sono perdite marginali, con poca sostanza.

Cast e personaggi

La protagonista fa il suo lavoro egregiamente: rimango sempre stupito come la serie Alien, sebbene ricca di riferimenti fallici, alla fine celebri la donna. Sono le donne che hanno il ruolo di voce della verità o coscienza, sono le donne la risorsa più preziosa per l’intero team della navicella Covenant. Gli uomini si fanno tentare, sono emotivi e proni ad azioni irruente, ingenue e sconsiderate. Tornando al film, il duo Fassbender/Waterston funziona, sia nelle scene “buone” con Watson che nelle scene con David.

Gli altri membri della crew sono opinabili, con il pilota principale pronto a rischiare una missione interplanetaria per salvare sua moglie, già morta. Questo team sembra abbastanza incompetente per quanto riguarda regole di sicurezza, rischi per la missione e obiettivo finale: nell’incompetenza dei membri dell’equipaggio a fare il loro lavoro il film cala di spessore e coerenza, deludendo. Evidentemente il trend degli ultimi anni è quello del “chiunque può fare la qualunque” ma non è così, soprattutto in situazioni così rischiose devi avere una preparazione dietro che difficilmente riesci ad avere prima dei 30 anni, tant’è…

Anche in questo caso, nulla da aggiungere (Luca). Fassbender è veramente un signor attore, in grado di rendere vivo e pulsante un personaggio che molti altri avrebbero semplicemente recitato come “androide buono/cattivo numero 54653”. Grazie alla sua interpretazione, sempre in bilico tra genio e follia, il film scorre via che è un piacere. Il resto del cast, ad eccezione della protagonista femminile, è quasi un insulto all’intelligenza e sembra essere stato creato a bella posta per far fare bella figura ai due protagonisti principali…

Questi comprimari, come abbiamo visto, sono o poco sensati oppure crepano senza lasciare un minimo ricordo nello spettatore. Se pensiamo ai memorabili comprimari della quadrilogia originale, qui ci troviamo di fronte a una carestia delle peggiori… Male, molto male.

Scimmia! (Tensione e partecipazione)

Il film è bene impostato e molto fedele al classico. Le atmosfere tengono attaccati allo schermo senza mai esagerare e cadere nel troppo eccessivo. Le storie individuali dei protagonisti a volte ammazzano la suspence però quando funzionano, ti fanno sudare freddo, bene.

peccato perché potrebbe guadagnare un posto di rispetto nell’universo di Alien. O avrebbe potuto..

Ritengo (Luca) Alien: Covenant un film “nella media” e nulla che possa far veramente gridare al miracolo. La tensione è palpabile e ci sono un paio di scene in cui suderemo freddo però, come già detto in precedenza, qualcosa sembra essere andato irrimediabilmente perso. Ridley Scott ci ha regalato nel corso della sua carriera alcune opera di ottima fattura ma da alcuni anni a questa parte è visibile nelle sue storie un certo senso di stanchezza e di ripetitività.

Prima della visione le mie aspettative erano alquanto basse e a fine pellicola… poco è cambiato. Covenant non è un brutto film (anzi…) però appare comunque piagato da alcuni difetti che non lo rendono un capolavoro assoluto.

Dal mio punto di vista, (Deiv), non sono mai partito con grandi aspettative però curiosità sì: dare un senso a Prometheus era cosa da fare e un minimo è stato fatto. Purtroppo il risultato è la conferma di un Riddley Scott invecchiato, con poche forze per innovare e capace di chiudersi in quelle poche cose che riesce a far bene, facendole bene. Non è un problema, anzi per me non sarebbe male un bel Alien di tensione e claustrofobia come un tempo: di quello non sono ancora stanco. Sono un po’ stufo di dover vedere grandi nomi posti a garanzia di risultati mediocri. Il cinema sta soffrendo la presenza di personalità troppo grosse per quello che riescono a produrre e un tranquillo addio di certi personaggi non sarebbe così male, no? Uscire finché non si è completamenti rovinati il brand della vita o il nome, insomma un tranquillo addio e grazie per tutto il pesce..

Per finire, dobbiamo riportare che nel periodo di stesura di questo articolo è uscita una notizia spiacevole (?) per i fan dell’alieno più viscido di sempre: la conclusione di questa trilogia è stata cancellata. La casa produttrice Fox, comprata recentemente da Disney, ha cancellato a pochi giorni dall’inizio della pre-produzione il sequel di Covenant. Peccato, perché alcuni passi verso la direzione giusta erano stati compiuti: chissà cosa ci riserverà il futuro, chissà…

In conclusione
  • Scimmia
  • Storia
  • Effetti
  • Presa
2.6

Riassunto

Alien: Covenant è un deciso passo in avanti rispetto a Prometheus ma comunque non è ancora una pellicola all’altezza di rivaleggiare con la quadrilogia originale. Il film si caratterizza per l’ottima interpretazione dei due protagonisti e per una messa in scena convincente e sontuosa. Le note di demerito riguardano invece la trama a tratti troppo blanda e la presenza di un cast di comprimari assolutamente generici e poco ispirati. Anche se rimane un’occasione sprecata, è consigliato ai fan della saga.

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