La valutazione numerica è sempre stata un argomento di dibattito e ogni tot anni torna attuale: sarà il cambio generazionale, ma potremmo quasi riassumere che ogni 5-6 anni c’è un ciclo di riflessione nuovo, spesso collegato a un momento di picco di qualità del mercato o avanzamento dell’infrastruttura recensionistica di settore. L’avvento di Internet ha portato una riflessione delle riviste specialistiche dato che, ancora ora, chiunque può aprire un sito di recensioni e sparare la propria aggratis, poi l’avvento di Youtube ha semplificato e aperto le porte del mondo delle recensioni a tutti.

Nel frattempo, il mondo dei videogiochi ha avuto alti e bassi, spesso legati agli avanzamenti tecnologici delle console e dimestichezza degli sviluppatori con i nuovi strumenti portando a più o meno grandi perle. In questo momento storico abbiamo una struttura ben consolidata, PC che non si rinnovano di molto da 5-6 anni, console stabili e verso la fine del ciclo vitale (già in ritardo con le versioni “pro”), quindi è facile avere dei prodotti tecnicamente ed esteticamente validi.

In particolare abbiamo avuto un ultimo anno con rilasci grandiosi, tutti valutati dalla critica ufficiale (e anche dal pubblico) con valori alti, altissimi: ricorderemo sempre Zelda:Breath of the Wild, The Witcher 3, Overwatch, Doom, Battlefield 1 e For Honor.

Metacritic, la casa delle classifiche 2.0

Ma se siamo tutti d’accordo a valutare un titolo con un valore numerico, come è accaduto ad esempio con Zelda, il titolo lo merita effettivamente? Ma soprattutto, cosa ci guadagno a leggere una recensione su una particolare rivista se poi tutte, nessuna esclusa, concordano nel valutare un determinato titolo con lo stesso voto finale? Un numero che valuta la qualità complessiva mi dice effettivamente qualcosa sul gioco? Che differenza c’è tra 8.5 e 9?

Affronto queste domande cercando di portare anche la posizione che applico quando creo una recensione per il blog, dato che secondo me è importante rifletterci, sia da recensore che da utente, in modo da poter crescere.

Prenda il numero, per favore!

Un numero è niente di più che un numero, il contesto gli da valore: valutare prodotti solo in base al numero ci porta a confrontare elementi per niente coerenti tra loro, soprattutto ci porta ad avere una classificazione deviata dal punto di vista del recensore che lo attribuisce. A dare i numeri siamo bravi tutti, in un futuro prossimo (o presente?) pure le macchine saranno in grado di dare un numero, ma di motivarlo e contestualizzarlo solo un umano potrà farlo. Inoltre, il numero è qualcosa di relativo a quel prodotto singolo o in relazione al mercato disponibile?

Col fatto che al giorno d’oggi sono disponibili all’acquisto titoli prodotto dal 1995 ad oggi, dovremmo rivedere molte delle valutazioni date a titoli ovviamente buggati e con capacità tecniche limitate del tempo: come posso, ad esempio, confrontare l’open world di Horizon Zero Dawn con quello di GTA2?

GTA 2

Tutto questo mi fa pensare ai tempi della scuola, quegli anni in cui ogni settimana era una competizione per ottenere un voto di salvezza e andare avanti, studiare e migliorarsi o cercare di ingraziarsi il professore per mantenere un andamento decente. In fondo il voto non ha mai significato l’effettiva conoscenza della materia, siamo bravi tutti a imbrogliare, il voto rappresenta come il candidato abbia superato la prova momentanea non la sua validità efficace.

Ci son anche quei casi in cui lo studente è particolarmente bravo a “rubare” un voto a un determinato professore, come anche quelle situazioni in cui, nonostante la preparazione, alla fine della fiera si otteneva una valutazione scadente. Ma prender 6.5 o prendere 10 determina il mio essere una persona peggiore rispetto a un’altra?

La meritocrazia numerica non ha senso pratico, come non ha senso in tutti i campi considerare le opere umane attraverso un metodo analitico e matematico: la soggettività vince sulle analisi “qualitative” scientifiche. Il numero ci dice effettivamente se quel titolo ha superato il test ma quest’ultimo varia da materia a materia. Per questo anche nel mondo delle recensioni bisogna non limitarsi alle stelline o il voto a fine recensione ma offrire all’utenza qualcosa di più.

Il numero, abbiamo appurato, non basta a valutare un gioco ed è fondamentale la lettura della recensione completa per capire se un titolo è buono o meno. Il punto di vista del recensore è essenziale per comprenderne la valutazione ma soprattutto per confrontare le varie testate e editori.

…vecchi ricordi…

Per quanto mi riguarda, avere una scala di valori in decimali o centesimi è relativamente inutile. L’abitudine ci porta ad assegnare ad ogni valore numerico un concetto che non sempre ha senso definire su una scala così ampia di valori: è stupido e limitante dire 8, 9, 7.5, 4 quando vogliamo sapere effettivamente se il titolo è consigliato o meno.

Che senso ha avere una scala decimale (o centesimale) quando i valori sotto il 6 sono tutti insufficienti, in parole povere nammerda? Servono davvero 50 sfumature di schifo per definire quanto è brutto un gioco o un film? Basterebbe leggere un “non consigliato” e sarei a posto con me stesso. Idem in positivo: che il titolo prenda 7 o 9.5 è ugualmente un voto per cui si capisce che il titolo è buono, consigliato. Le sfumature dovrebbero venire fuori dal testo della recensione e dal gusto personale del recensore, che potrebbe apprezzare o meno delle sezioni platform all’interno dello shooter in prima persona o delle sezioni animate in un film con attori umani.

Il numero nasconde la recensione al lettore occasionale, non dice niente di più che il titolo sia buono o meno. Fornire una valutazione numerica non fa informazione, non dice niente di qualitativo ma è solo un modo diverso per ordinare le cose. Nascondersi dietro il numero è la morte della comunicazione tra recensore e lettore, tra professore e studente, elimina tutto quello che comporta una vera crescita umana che potrebbe esserci in una critica sincera delle prestazioni.

Una delle critiche “più criticate” degli ultimi tempi, cliccate per la recensione completa…

Una piccola riflessione interna

In questi anni di digitalizzazione, spesso si parla di morte delle comunicazioni, morte del dibattito online dovuto all’intervento di troll e ignoranti funzionali che inquinano le discussioni sulle principali piattaforme di discussione. Ma il dialogo non si ha solo con l’impostazione di “commenti liberi” in un blog o con i commenti in bacheca: creare e condividere con altre persone un contenuto avvia un dialogo ed è già molto di più che “lasciare la possibilità” di creare un dialogo.

Detto questo, manteniamo l’impostazione numerica (o stellata) delle recensioni (e anteprime) non per incoerenza ma più per “role play” vorrei dire. Il gioco che c’è dietro questo blog e che perpetuiamo io e Luca è quello di proporci come una testata tecnologica online, con i piccoli mezzi che abbiamo e le risorse limitate a noi due (per ora…): mantenere la struttura con i voti è un modo per entrare nel ruolo e scimmiottare quelli che lo fanno per professione. Oltre al gioco, è una sfida interna tra il recensore e il numerino a fondo pagina: chiudere un pensiero, un’esperienza dietro a un numero è difficile e ingiusto, non a caso c’è chi lo fa di lavoro.

Come spesso altre testate hanno risposto al dilemma di mantenere i voti in recensione, vi lasciamo con la risposta più classica di sempre:

…è il mercato che ce lo chiede…

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